Agli italiani il "Vespone" è sempre piaciuto: oltre 17 milioni di modelli venduti in tutto il mondo e di questi oltre tre sono Vespa PX. Quando nel 2007 la Piaggio decise di interrompere la produzione, fu l'indiana LML a prenderne il posto con l'omologa Star che ha avuto subito un grande successo fino ad arrivare alla notevole cifra di oltre tremila esemplari venduti nei primi sette mesi dell'anno scorso.
Tutto ciò deve aver fatto fischiare le orecchie non poco in quel di Pontedera, dove infatti si è deciso di correre subito ai ripari: presentata all'EICMA di Milano dello scorso novembre, la Vespa PX torna con qualche novità rispetto a quella che avevamo lasciato quattro anni fa. I motori sono rimasti gli stessi, 125 e 150 cc a due tempi, ma hanno una nuova marmitta catalitica e rispettano ora la normativa Euro 3.
Non si è voluto battere la strada del quattro tempi, giudicato inadeguato, nonostante la concorrenza indiana invece l'abbia già reso disponibile per il proprio modello. Anche la sella è nuova, sia nella forma che nei materiali che la ricoprono, mentre sempre uguale è la linea, la scocca in acciaio e il leggendario cambio a quattro marce al manubrio.
Piccole migliorie anche per quanto riguarda il faro anteriore, ora con ottica a "superfici complesse" e dotato di lampada alogena. Nel segno della continuità invece sia le ruote (da 10 pollici) che l'impianto frenante dotato di disco da 200 mm davanti e un tamburo da 150 mm dietro, azionato dal tradizionale pedale. Ovviamente non c'è un vano sottosella, in quanto (ma tutti i veri "vespisti" già lo sapranno) in quella posizione c'è il serbatoio da 8 litri e il miscelatore automatico.
La tradizionale ruota di scorta chiude il quadro di un veicolo che vuole rimanere fedele a se stesso, dato che proprio questo è il segreto di così tanto successo.

