Cosa sono i "cavalli fiscali"? Per molti forse la loro presenza è sconosciuta o dimenticata, dato che potrebbe essere definita come una "specie" in via d'estinzione, anche se ancora piuttosto importante. Non stiamo parlando di qualche razza animale che rischia di scomparire dal pianeta, bensì di uno dei metodi più vecchi per misurare la classe di un veicolo in rapporto alla cilindrata: i "cavalli fiscali", appunto.
Questa definizione riguarda infatti l'unità di misura usata in Italia per anni (a partire dal 1976) per calcolare "l'importanza fiscale" di un veicolo (prima dell'avvento dei kW) e che divide tutti i mezzi circolanti esclusivamente in base alla propria cilindrata e non per la potenza del motore, come avviene oggi. Per questo motivo, a prescindere da quanti CV (di potenza) si abbiano a disposizione, una vettura da 1.200 cc di cilindrata avrà 14 cavalli fiscali, un 1.6 ne avrà 17 o una più brillante dotata di motore due litri arriverà a 20.
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Al giorno d'oggi è abbastanza ovvio che una classificazione del genere sia piuttosto inutile: il progresso tecnologico sta infatti portando a una riduzione sempre maggiore delle cilindrate dei propulsori, ma senza una rispettiva diminuzione delle potenze.
Attualmente questo metodo trova comunque ancora impieghi da parte delle compagnie d'assicurazione (per calcolare la polizza RC Auto), come parametro per le imprese per dedurre i rimborsi chilometrici dei dipendenti che utilizzano la propria auto per una trasferta e dall'Agenzia delle Entrate per il calcolo del reddito.
Emiliano Caretti

