Non tutte le macchine sono uguali. E per quanto questa possa avere l’aspetto di una Lotus Elise, in realtà è un vero e proprio anfibio. Noi l’abbiamo messa alla prova.
Non è stata una buona idea. Eccomi seduto in una Lotus Elise elettrica nel bel mezzo del lago di Zurigo, in attesa dell’immersione. Se non mi uccide lo stress ci penserà l’acqua. O forse riuscirò a essere il primo giornalista fritto nella prima macchina subacquea del mondo. Benvenuti nella Rinspeed sQuba. Dimenticavo… lo sapevate che vale un milione di sterline?
La sQuba, creazione di Frank Rinderknecht, esiste per due ragioni. La prima è che a Rinderknecht piace essere diverso e la seconda è quella di promuovere le capacità della Rinspeed, la sua azienda svizzera, che costruisce concept car esclusive da esporre ai saloni per le grandi case automobilistiche. E quale modo migliore di fare sfoggio di talento per la Rinspeed se non progettando e realizzando una macchina da immersione, purché funzioni?
Rinderknecht sfoggia un largo sorriso mentre mi presenta la sua creatura, facendo un gran parlare delle batterie a ioni di litio (apparentemente impermeabili) e del motore elettrico da 73 cavalli, che hanno sostituito il motore Toyota, e mi assicura che le prime ‘prove in mare’ in Florida sono andate senza intoppi. Vorrei tanto trovare un sofisticato gioco di parole alla 007 (ricordate il film “La spia che mi amava?”), ma Rinderknecht è come un torrente in piena e adesso mi ritornano in mente alcune storie che ho sentito e che parlavano di Lotus piene di falle.
Eppure Rinderknecht continua, come se lasciar pilotare a un giornalista il suo esclusivo prototipo sullo scivolo più vicino e sul lago di Zurigo fosse una cosa di tutti i giorni. Francamente questa sorta di varo mi rende piuttosto nervoso; ho sempre saputo che è meglio tenere lontana l’acqua dai congegni elettrici.
Eccoci partiti: ci muoviamo silenziosamente (dopo tutto è una macchina elettrica) attraverso le banchine e fino alla riva del lago. Ci tuffiamo, il muso va leggero, lo fa galleggiare tutta la schiuma spruzzata dappertutto, e la nostra…macchina comincia a galleggiare allontanandosi dalla spiaggia.
Premendo un pulsante lo sQuba si trasforma in una barca. Alcune feritoie sulla griglia (branchia?) anteriore si aprono per convogliare l’acqua nelle unità a jet montate sulle ali e la trazione non viene più trasferita alle ruote anteriori.
Un comando a mano del gas controlla i propulsori; lo apro e ci dirigiamo verso il centro del lago, mentre la sQuba ondeggia delicatamente sull’acqua. Immergo le dita, trascinandole, nell’acqua fresca che ci circonda e mi giro indietro a guardare la terra dove le altre macchine camminano; i loro conducenti non sanno di superare una macchina che galleggia. Bella giornata per un’escursione all’aperto…
È ora di immergerci e per farlo dobbiamo praticamente colare a picco lo sQuba. Con tutta quella schiuma, galleggia naturalmente, anche con due omacci dentro, quindi per affondare, pardon, fare immergere questa macchina, bisogna aprire le porte e fare entrare l’acqua…
È una cosa che sono restio a fare e il Lago di Zurigo non mi aiuta. La porta si apre appena sotto il peso dell’acqua e per creare una minima fessura ho bisogno di tutte le mie forze. All’inizio entra appena un rivolo, ma all’improvviso diventa un fiume, che si gonfia intorno alle mie caviglie, mi entra nelle scarpe, nella tuta subacquea e mi congela le parti basse.
Non c’è tempo per pensare. Infilo la maschera, il boccaglio e respiro con l’aria erogata a bordo della macchina mentre la sQuba inizia lentamente ad affondare. Ma con tutta questa schiuma si tratta di un’immersione solo parziale e la macchina si ferma appena sotto il pelo dell’acqua. E siccome sono piuttosto alto, la testa mi rimane fuori dall’acqua, come un periscopio. Mi sento solo nel lago di Zurigo. Non è stata proprio un’idea geniale.
Per scendere più a fondo dobbiamo forzare la sQuba contro la sua naturale tendenza al galleggiamento utilizzando le unità a jet montate sui lati. Vengono inclinate da due leve che sostituiscono l’asta del cambio e guidate dai pedali della frizione e dell’acceleratore che vengono entrambi premuti; così iniziamo a scendere verso il basso. Scordatevi le corse con il vento tra i capelli, questa è un’immersione con l’acqua nella tuta.
Vi siete mai trovati in una macchina sportiva quando accelera e vi sembra che vi abbiano tirato un pugno nello stomaco mentre venite spinti all’indietro sul sedile? Vi piace questa sensazione? Provate la sQuba. A ogni centimetro di immersione tutto il corpo viene compresso, la maschera si incolla al viso con tutta la forza del Lago di Zurigo che preme sopra.
Sott’acqua c’è uno strano silenzio, interrotto solo dal mio rantolo alla Darth Vader. Se solo la visibilità non fosse così scarsa a circa cinque metri sott’acqua… ma immergersi nella sQuba rimane un’esperienza incredibile e magica. Come un bambino che per la prima volta scopre le sue membra, sono attratto dalle mie mani, le studio, assorto in questa strana sensazione di assenza di peso, nell’ambiente familiare dell’abitacolo della sQuba. Forse questa per me sarà l’esperienza che si avvicina di più alla guida sulla Luna.
Non è questo il mio principale ricordo della sQuba, comunque, né la mia prima involontaria e innocente pipì in macchina (ma questa è un’altra storia). Quello che ricorderò sempre sarà la nuotata in libertà intorno alla sQuba quando risaliamo in superficie.
La sQuba, una macchina, che galleggia nel mezzo del Lago di Zurigo, è uno spettacolo affascinante. Come una nave a secco su una banchina del porto, sembra completamente diversa fuori dal suo habitat naturale. È magica, seducente e misteriosa, un nuovo, strano tipo di macchina. È un ricordo che rimarrà sempre con me, ora che ho dimenticato la paura di rimanere sott’acqua per sempre.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul settimo numero di V-ZINE, la prima rivista automobilistica distribuita ai membri del Club Shell V-Power. Clicca qui per saperne di più sul Club
