Lancer Evolution - Test Drive. Vizzola Ticino - Non chiamatela EVO X. Questa è la nuova Lancer Evolution, ultima di una stirpe che rispetta ma dalla quale prende le distanze. Ovvero, vuole presentarsi come prodotto nuovo, coerente con la filosofia storica ma capace di elevarla ad un nuovo status. Un preambolo dovuto, anche se durante la prova presso il circuito Pirelli di Vizzola Ticino... non abbiamo mai smesso di chiamarla Evo!
Perchè è un nome entrato nel gergo, nelle eterne discussioni da bar (o da cena fra giornalisti) su chi sia la più incazzosa delle WRC targate. Protagoniste del contendere lei, la Evo, e la rivale di una vita Subaru Impreza STi, risultato mai decisivo e sempre legato alla maggioranza numerica dei sostenitori dell'una o dell'altra.
Ora però l'attacco è bello deciso. Il nuovo cambio a doppia frizione, una stupefacende gestione della trazione integrale, un motore più pronto e leggero ed un bilanciamento globale limato al millimetro l'hanno resa micidiale. I cavalli sono 295, la coppia è di 366 Nm, ma ad impressionare non sono i freddi numeri. Lascia senza fiato la prontezza di risposta, la compostezza di un telaio docile eppure reattivo. Scacco matto?
Prova su strada
Bando alle ciance, in men che non si dica siamo ancorati ai sedili Recaro col motore acceso. Il rumore al minimo è poco più che un sussurro, mentre la posizione di guida sarebbe perfetta se solo il volante fosse regolabile anche in profondità. Poco male, ci adattiamo e partiamo senza indugi. Prima tappa, lo steering pad: un anello sul quale testare il sistema S-AWC di trazione integrale nei vari settaggi, con fondo bagnato. Beh, c'è poco da dire, lascaindo fare all'elettronica si fissa l'angolo di sterzo, si accelera ed i differenziali ripartiscono la coppia dove serve. Macchina stabile, solo leggermente sottosterzante, divertimento ai minimi storici. Diminuendo l'intervento dell'elettronica le cose si fanno più interessanti, anche se la vettura si mantiene insospettabilmente composta: i trasferimenti di carico sono graduali e perfettamente gestibili, alla pari del passaggio fra sottosterzo iniziale e sovrasterzo.
I sei giri sul circuito lungo sono una bella conferma. Innanzitutto il cambio, anzi i cambi: veramente impeccabile il doppia frizione automatico, veloce e preciso, ma altrettanto appagante il manuale a cinque rapporti. Le marce ravvicinate di quest'ultimo esaltano lo scatto, anche se la facilità d'uso e la versatilità del Twin Clutch attirano la nostra parte più... assennata. Il motore sale di giri bello pieno, cambia passo a quota 3.500 e va sparato al limitatore, senza vuoti. Il volante è preciso, la vettura va inserita senza movimenti spasmodici e lasciata scorrere, mentre il comportamento passa senza soluzione di continuità da un iniziale e rassicurante sottosterzo ad un appagante derapata di potenza. Il limite rimane comunque molto alto, solo la superficie umida del tracciato ci permette di enfatizzare questi dettagli. Ottima la frenata, un pelo meglio sulla vettura dotata di cambio automatico che monta pinze flottanti.
Concludiamo con qualche “numero” come passeggeri di Paolo Andreucci, il noto e simpatico rallista italiano che “umilia” il nostro ego con controsterzi da panico gestiti nella massima tranquillità. Anche lui concorda col giudizio unanime: si tratta in assoluto della migliore Evo prodotta, il che non è così scontato visto il livello delle antenate. E, aggiungiamo noi, si tratta anche di una delle migliori proposte sportive al momento sul mercato, non solo nel poco affollato segmento delle rally-replica.
Venerdì Ottobre 31
Fatti guidare al meglio