Nuova Ford Fiesta: altro che citycar!

a cura di Performedia

La citycar classica noiosa, è morta. Viva la Citycar! La notizia bomba è che Ford punta anche sul "Low Cost", e dal 2010 produrrà nel suo impianto di Craiova, in Romania, un'ultra piccola con il nome ( ancora in codice.. ) di B-Max . Saranno 300 mila pezzi l'anno, e comunque diversissimi dallo stereotipo di utilitaria che ha popolato il mercato europeo negli ultimi decenni. Prima di B-Max, a dicembre vedremo in pista la rinnovatissima Ka, altro colpo della "mossa a tenaglia" Ford per diversificare e presidiare il vecchio parco giochi delle Citycar, diventato nel frattempo esigentissimo sul fronte del prezzo, oppure del gusto. Sarà un caso, ma nuova Fiesta nasce soprattutto per tenere d'occhio questo ultimo.

Ford parla di Fiesta come di un fenomeno al confine tra il commerciale e il modaiolo, Ford Italia ha curato il lancio con una cura estrema nel rivolgersi a tutti i filoni di trend in circolazione, e tutto questo ce lo ritroviamo cucito addosso ad un modello completamente inedito per design e clientela, quando fino a pochi mesi fa eravamo a parlare di un'auto squisitamente da famiglia. Succede, quando subentra l'effetto "noia"..

A domanda diretta, il Presidente di Ford Italia, Gaetano Thorel, dice che "con questo progetto non solo il gruppo intende soddisfare le esigenze dei consumatori globali ma punta a uno sviluppo delle vendite sui cinque continenti e a una produzione distribuita su tre continenti". La risposta, indiretta, è quindi che Fiesta vuole scansare l'effetto "noia" non solo in Italia e in Europa, ma anche e soprattutto in America, dove i SUV e i Pick Up ormai non si vendono più, neanche in pieno Texas.

Quello che ci vuole, dunque è piccolo, più piccolo, ma con grande personalità. Provare la nuova Fiesta significa mettersi a giudicare quanto lontano possano andare queste ambizioni.

Il design "kinetic", che miscela muso largo, fari a goccia, parabrezza inclinato e coda super compatta si abbina finalmente con un assemblaggio delle lamiere senza i "giochi" tragici del passato, con una solidità di sostanza oltre che di forma.

Gli interni convincono, non tanto per la ripresa delle linee della carrozzeria, ma soprattutto per una scelta di materiali decisamente migliorata, con imbottiture e plastiche ben consistenti, e non "croccanti" come abbiamo visto fare in passato. Il salto si nota, perfino in un dettaglio come il coretto allineamento tra pedali e volante.

Una sensazione francamente sorprendente la danno i motori, con il 1.2 benzina 16V da 60 o 82 CV, e i due diesel TDCi, il 1.4 da 68 CV e il 1.6 da 90 CV con filtro anti-particolato di serie. Nulla di rivoluzionario, ma ben solido e affidabile, in attesa di una versione sportiva ST che si preannuncia molto divertente. A colpire nel segno è soprattutto l'impostazione, la rivoluzione nell'assetto: un bilanciamento generale che va ben oltre le normali esigenze di guida da famiglia, e che risolve in un colpo solo tutte le brutte indecisioni di tenuta di strada del modello precedente: adesso, sterzo diretto, freni pronti( nonostante la scelta archeologica dei tamburi posteriori) e traiettorie pulite, senza per altro nessuna tintinnio nei veloci cambi di direzione durante le manovre di emergenza. Riassumendo, se la citycar classica noiosa è morta, il nome "Fiesta" sopravvive benissimo.

Lunedì Ottobre 20


 

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