Molti di quelli che vanno in moto sanno bene cosa voglia dire sentire il vento nei capelli, ovviamente metaforicamente parlando, visto l’obbligo del casco. Sentire l’aria che ti colpisce, dover contrapporre una certa forza a quella del vento che spinge indietro e, perché no, lo slalomare tra gli ostacoli sono alcuni dei divertimenti che caratterizzano l’andare in moto, piuttosto che lo stare semplicemente seduti su una comoda poltrona incastrata in un’auto.
Detta così verrebbe da pensare che simili emozioni le diano anche altri mezzi, come il surf, o più comunemente la bicicletta.
Quando abbiamo intervistato i creatori di questa moto, ancora non avevamo avuto modo di tenerla in prova per qualche giorno e vedere come và, altrimenti la prima domanda che gli avremmo posto sarebbe stata: “ma vi siete ispirati a Point Break, Silver Surfer o Tron per progettarla?”.
Eh, si, perché quando sali in sella alla CB1000R, che già a prima vista risulta essere ridottissima negli spazi, quasi inesistente, ti accorgi che in effetti E’ inesistente e hai la sensazione di essere tu a viaggiare ad alta velocità, come se stessi su una tavola da surf con 130 Cv scarsi, come se il tuo corpo diventasse d’incanto capace di schizzare a grandi velocità senza perdere il minimo controllo sulla direzione.
Prova su strada“I want to ride my bicycle, I want to ride my bike, I want to ride my bicycle, I want to ride it where I like”, così cantava Freddy Mercury, riferendosi appunto al classico velocipede, così mi sono ritrovato io a cantare nel casco dopo 5 minuti che avevo lasciato la sede di
Honda Europa sulla via Ardeatina a Roma.
Appena vista mi sono chiesto se ci sarei riuscito a montare sopra, perché la CB1000R è piccola e compatta, quasi inesistente: le masse sono state centralizzate e tutto è stato incastrato da un mago di Tetris proprio perché uscisse fuori un mezzo ipercompatto, e così è stato. Ovviamente da subito non mi sono sentito molto sicuro in sella, nonostante anche chi è molto alto riesca a trovare comodo spazio sulla moto, più che altro perché pensavo che una moto così radicale e con così tanto motore sarebbe stata impegnativa da guidare. Errore. Sono bastati pochi metri per capire. Se dai gas la CB ti accontenta subito, ma in modo graduale e senza strappi, ha un erogazione fluida che porta velocemente la moto agli alti regimi, merito anche della mappatura del motore derivato dalla Fireblade ’07 che ha tagliato le velocità di massima a favore appunto di un’erogazione sempre piena e regolare a tutti i regimi.
La strumentazione deriva direttamente dall’Enterprise di Star Trek: tutto sotto controllo, tutto ben leggibile, tutto dal design futuristico e tutto illuminato di blu, come la fantascienza vuole.
Ma la cosa che veramente ti spiazza di questa moto è l’agilità e la velocità di spostamento.
L’interasse corto e l’ampio angolo di sterzata ovviamente sono ciò che le consente di passare anche laddove un ciclomotore ha difficoltà: se in una strettoia ci passano le tue spalle, stai tranquillo che ci passa la CB1000. Nel traffico verrebbe voglia di fare uno slalom gigante, per quanto è maneggevole.
Quando si arriva a frenare, invece, si apprezzano le grandi doti delle forcelle, degli ammortizzatori ed ovviamente dell’impianto frenante. Le pinze radiali mordono i dischi da 310 montati sugli splendidi cerchi da 17”, le forcelle upside-down da 43 mm. si caricano senza scossoni né problemi e la moto non dà segni di perdite di assetto.
Ovviamente il monoammortizzatore posteriore è di tipo sportiveggiante, quindi se si pensa di andare veloci sullo sconnesso è bene premunirsi di un bel cuscino; pensare ad un passeggero o alle vacanze con questa moto, invece, significa che avete bisogno di un controllo della vista, perché è da subito evidente che non sia questa la moto adatta a questo tipo di esigenza, in compenso, per il surf urbano, per la pista, per il traffico “necrotizzante” della metropoli, non ci viene in mente mezzo migliore di questa CB1000R… oltre al rimorchio selvaggio all’aperitivo, ovviamente.
Guarda le immagini!