Subaru Impreza STI Gr. N - Test drive

San Marino - Tante volte vi abbiamo commentato delle prove di vetture, spesso molto intriganti dal punto di vista tecnico o emozionale. O tutte e due le cose assieme. Per degli appassionati di automobili performanti come Infomotori.com è stato sempre un piacere salire a bordo di certi sogni a quattro ruote e cercare poi di trasferire sul computer le sensazioni, le emozioni e le prestazioni di queste vetture. Lo abbiamo sempre fatto da volenterosi “artigiani della guida”, senza pretendere di essere troppo professionali, cercando di immedesimarci nella media dei nostri lettori. Ma questa volta è diverso. Questa volta ci è data l’opportunità di salire su una vera vettura da gara, a fianco di un vero pilota e, soprattutto, in una vera gara. Tutto è nato perché la scuderia BM Racing di San Marino, che assieme alla Aimont Racing e alla Top Run, formavano lo squadrone Subaru che ha appena conquistato il titolo italiano costruttori nel campionato italiano rally, ha voluto appunto festeggiare la vittoria iscrivendo le sue sei vetture ad una gara-spettacolo molto sentita a San Marino, dove si possono iscrivere anche le vetture fuori omologazione (come la Lancia Delta S4, per capirci) in una kermesse fatta di traversi, sbandate e pendoli. A noi è stata data l’opportunità di salire a fianco di Andrea Aghini ed ogni commento è inutile, se non il fatto che leggere le note era esclusivamente una scusante per poter studiare da vicino come “lavora” un maestro del volante impegnato in una gara. Sì, perché benché la gara sia principalmente organizzata per dare spettacolo e per raccogliere fondi a favore di un asilo in Indonesia, ogni volta che un pilota sale in macchina non lo fa certo per perdere tempo. Anche quando si divertono, vogliono vincere. Altrimenti avrebbero fatto un altro mestiere. Detto fatto ci siamo infilati una tuta nuova di zecca, il casco con l’interfono ed un foglietto con le note dettatemi da “Ago” un paio di giri di ricognizione prima.

LA PROVA
La vettura è quella con la quale Anton Alen ha dimostrato quanto vale al San Crispino, una Subaru Impreza STI Spec. C del 2006 nuova di palla - ha fatto solo tre gare - da quasi 300 CV con assetto da asfalto. La prova consiste in tre manches da quattro giri di un circuito al 90% su asfalto e 10% su terra di poco più di un chilometro, infarcito di inversioni, chicane delimitate da balle (anzi “balloni”) di paglia e due piccoli allunghi: uno su terra, con una quercia secolare minacciosa a metà tratto, e uno su asfalto in discesa. La prima manche è stata la più insidiosa perché non si conosceva il percorso, e il terreno reso scivoloso dall’umidità della nebbia del primo mattino, era una sorpresa metro dopo metro. Ci ritroviamo in macchina, con le cinture strette che nemmeno si respira, con il motore che gira al minimo - a oltre tremila giri/min! Odore acre di scarico e di benzina avio a 110 ottani mal bruciata e osserviamo la cura con cui un professionista come Aghini affronta questa prova, che anche se per lui è poco più di una passeggiata.

Si sistema con cura la tuta prima di stringere le cinture - in precedenza i tecnici al box ci avevano regolato il sedile e la lunghezza delle stesse e, per lui, anche l’altezza della pedaliera e dei singoli pedali -. Mette il sottocasco, di un tipo molto leggero, indossa i guanti come se fossero una seconda pelle, e accende il “bang”. Siamo pronti a partire. Preme il pulsante al centro della consolle per iniziare la procedura del launch control, il motore sale al massimo dei giri, lo scarico scoppietta come all’apertura della caccia, “Ago” fa alcune respirazioni ossigenanti, noi? … siamo già in apnea da un pezzo. Ci fanno segno di partire, ci immettiamo nel circuito con un breve allungo. Questo giro non viene conteggiato ai fini della classifica, serve per conoscere il circuito e per la messa appunto finale. Dopo l’allungo di inserimento si gira a 120° a destra e dopo un centinaio di metri si taglia il fascio delle fotocellule che segnano l’avvio della prova lanciata, al prossimo passaggio. In salita si arriva a cacciare dentro la quarta, facciamo appena in tempo a dire “S2 +” che l’Impreza si fionda in un piazzale molto scivoloso dove ci aspetta una spazzolata a destra (D2++) ed un tornante a sinistra con l’inserimento in una stradina sterrata, dove ammiriamo l’impressionante capacità della Subaru di scaricare a terra tutta la sua rabbiosa coppia motrice (oltre 420 Nm a 4400 giri/min). In ricognizione pensavamo che al massimo si poteva tentare di inserire una quarta in fondo allo sterrato. Invece già da questo, che sarebbe il giro di ricognizione, arriviamo in quinta ad oltre 130 km/h (S3 lunga, lunga) con le balle di paglia della chicane finale, sempre più vicine. Questo dello sfiorare le balle di paglia sarà il leit motiv di tutta la gara: le ha sfiorate tutte! Ma proprio sfiorate, non pensiamo che ci passasse più di una mano tra il muso e la balla. Ma non le abbiamo mai colpite! In totale 28 chicanes. 56 sfiori da brivido. Nessun contatto! Detto così sembra ovvio, ma è bene ricordare che da spettatori abbiamo assistito alla prova degli altri, almeno fino a venti numeri prima del nostro. Ebbene: delle prime dieci vetture, sei sono finite in un campo adiacente l’inserimento sullo sterrato, con il gruppo “spinta” che si è dato un bel daffare per tutta la gara. Sullo sterrato “Ago” ha avuto anche il tempo di regolare il differenziale centrale in modo da avere il giusto equilibrio tra trazione e perdita di aderenza laterale. Dallo sterrato ritorniamo sull’asfalto con un allungo in discesa (S4 L) alla fine del quale una chicane dimostra tutta l’abilità di Aghini nelle staccate (chicane da S 2++). Al punto che si lamenta di colpo del fatto che blocca dietro e che dobbiamo regolare il ripartitore di frenata. A questo punto si fa sul serio. Si comincia la gara vera e propria. Come che fino ad adesso avessimo scherzato! Dopo la chicane c’è una secca curva con dislivello del terreno a sinistra (S2+ bivio 150), un allungo da un centocinquanta metri, un tombino ed un’altra chicane (Ch da D3 - - chiude molto).

Un breve allungo, ed un curvone a sinistra in salita dove l’umidità la fa da padrona (S3 - -), l’Impreza scivola un po’ all’esterno della curva, le correzioni di Andrea sono molto rapide ma frequenti, si sale ancora e qui si arriva al punto, per noi, più emozionante. Da tecnici di automobili e da attenti osservatori di chi sa guidare, ci gustiamo un passaggio strettissimo tra un guard rail e una balla, con un destra sinistra, destra così veloce che sembra diritto (70 D S D2 ++), un allungo e… una finezza tecnica di rara bellezza. Si arriva alla curva di immissione al circuito che, in precedenza partendo da fermi, era interessante ma niente di speciale. Ora siamo in quarta piena, quasi all’altezza della balla che delimita il muro da superare, Andrea scala due marce, frena, tocca il freno a mano, gira e rigira il volante e riaccelera (D2 ++ 70). Il tutto in una frazione di secondo che non sapremo definire, ma della grandezza di qualche decimo. Veramente impressionante la velocità con cui esegue tutte queste operazioni senza la minima sbavatura, anche se ad ogni passaggio qualche variabile è cambiata. Un po’ più di terra portata dai passaggi precedenti, l’asfalto un po’ più asciutto, la velocità della vettura leggermente in progressione, ecc… ogni passaggio è perfetto ma non automatico, viene “saggiato” giro dopo giro. A proposito, al terzo passaggio smettiamo di dare le note, con somma apprensione di Aghini che ci chiede subito se stiamo bene. Stiamo benissimo, solo che, non essendo abituati a leggere le note e con questa rapidità, non riusciamo a fare altro. Mentre il bello è vedere un maestro all’opera ed una vettura che nonostante gli strapazzi che prende, esegue sempre fedelmente quello che Andrea le chiede. Il motore gira sempre oltre la coppia massima, tra i sei e i sette mila giri e le marce sono inserite con molta forzatura, colpa degli innesti frontali del cambio che non è proprio da signorine, ma anche dalla velocità con cui si susseguono, soprattutto in scalata. Paura? Assolutamente no. Siamo stati in macchina con molti grandi campioni e vedere come guida un professionista di questo calibro è sempre interessante e oltre modo istruttivo. È la prima volta però che ci capita di farlo in una gara, non in una esibizione, quindi con qualche variabile in più, ne sanno qualcosa alcuni nostri compagni di scuderia, per qualche dritto o qualche toccatina, che ci può sempre stare, ma che dimostra come la gara sia sempre un’altra cosa. Noi non abbiamo mai avuto nessun contatto, nemmeno quando, all’ultimo giro dell’ultima manche, ci siamo trovati a dover superare una Mitsubishi Evo lX proprio prima dell’inversione a sinistra dopo l’allungo su asfalto. Pensiamo che non ci siamo cappottati solo per la freddezza di Aghini che, nel superare stringendo a sinistra, si è presentato a coltello con la strada che scendeva minacciosamente verso l’esterno della traiettoria, di fianco alla vettura. Così si cappotta. Bisogna farla scivolare di più. Detto fatto. Ha accelerato più del necessario portando alla perdita di aderenza le quattro ruote, che, in questo modo sono potute scivolare sull’avvallamento senza impuntarsi. Come è finita? Beh, senza alcun merito per chi scrive, ci ritroviamo con due coppe: primi di gruppo N e primi nella classifica assoluta di vetture omologate. E con una eccellente esperienza in più, quella di aver visto un professionista impegnato nel suo lavoro: quello di far emozionare la gente che ama lo sport dei rally. La redazione di Infomotori.com fa i complimenti al suo mitico e coraggioso tester tecnico Luigi Vianello ed ovviamente al super Aghini che ringraziamo di cuore insieme a tutti gli amici della Subaru ed i suoi partner.

Martedì Dicembre 5

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