Mitsubishi L200: Test Drive

Olbia - Esiste qualcosa che può far nascere dentro di noi, innamorati di tutto ciò che si muove su ruote, un sorriso grande così anche quando tutti mettono il broncio.
Un grosso quattro-per-quattro, ad esempio, in una calda giornata di mare che improvvisamente prende una brutta piega (per gli altri), con il sole d’un tratto oscurato da nuvoloni grandi come montagne, il vento che spazza la sabbia e fa fuggire via tutti, tra imprecazioni e ombrelloni che si rovesciano, e una pioggia inaspettata, che trasforma la stradina sabbiosa e insidiosa da cui eravamo arrivati, in una trappola viscida e marrone.

Dalla pioggia al sole sul pick-up potenziato
Noi, quel giorno, proprio all'inizio di un test-drive che ci avrebbe portati lungo la costa orientale della Sardegna - da Olbia giù, giù, fin quasi a Villasimius, e poi di nuovo verso nord ma questa volta nell'interno, tra il parco del Gennargentu, i canyon di Oliena e i fianchi scoscesi di Supramonte – guardavamo con un sorriso grande così una normalissima giornata estiva sarda trasformarsi in un incubo di lampi e pioggia, appoggiati al cassone dell’ultimo pick-up Mitsubishi L200, quello da 115 cavalli, tappezzato degli adesivi bianchi e rossi di Infomotori.com.
Aspettavamo (non c’è voluto molto) che lo spazio di sabbia e mare attorno a noi diventasse deserto, quando l’ultimo turista inzuppato d’acqua si è volatilizzato con asciugamano e borsa frigo, correndo a piedi dietro alle dune.

Davvero un tempo ideale per iniziare il tour sardo a bordo del “Mitsu” con cabina allungata (e cassone accorciato rispetto al single cab), con motorizzazione turbodiesel potenziata e finalmente ben oltre la precedente soglia, un po’ scarsina, dei cento cavalli. Trentamila e seicento euro per la versione in prova (Target, la più completa) sembrano ben spesi per quei cinque posti lassù, finestrini con vista panoramica sulla sommità dei tetti delle automobili e persino di qualche SUV, un musone aggressivo e più ampio rispetto alla (fortunata, comunque) versione passata, un ingombro davvero notevole (cinque metri virgola un centimetro di lunghezza, per uno e ottanta di altezza e quasi altrettanto di larghezza), abitacolo con le comodità di una berlina e meccanica e tecnologia da off-road duro e puro: l’altezza canonica da terra dei fuoristrada (21 centimetri) viene surclassata dal Mitsubishi L200 che lascia il fondo stradale a 23,5 centimetri, carrozzeria appoggiata sul pianale a longheroni, balestre posteriori a prova di tutto, e poi il cambio a cinque marce (può anche essere automatico) con trazione su due ruote motrici (posteriori) e riduttore per passare anche in movimento, fino a cento chilometri orari, alle quattro ruote motrici, la stessa leva selettrice che, a veicolo fermo, innesta le marce ridotte e infine il tasto magico, posto sulla sinistra del volante, che ti toglie dalle situazioni più disperate bloccando il differenziale posteriore.

Muoversi dentro l’acqua
Di fronte a tutto ciò poteva spaventarci quell’iradiddio che veniva giù tra Olbia e Porto San Paolo? Un’ultima occhiata al pick-up verde e grigio del test, appoggiato su mastodontiche “Dueler” 265/70, un controllo al telo che copre il cassone carico di bagagli, appena il tempo di un paio di foto, e poi siamo dentro. Manovriamo in scioltezza, con leva sulle quattro ruote motrici, ma senza ridotte, e dire che sotto di noi c’è sabbia e ora sta anche piovendo a dirotto. Si va lo stesso, lungo quella stradina tra minacciosi cespugli spinosi completamente allagata. C’è anche un guado, con fondo melmoso, che cambia con la marea del mattino e del pomeriggio, profondità (misurata da noi) 50-70 centimetri, a seconda dell’orario. Veniamo da prove su sportive basse come sogliole e ci si rizzano i capelli sulla testa a immaginarci lì dentro con una scintillante coupè tedesca, ma ora siamo su questo panzer che avanza come un rompighiaccio: basta un filo di gas, fanno il resto il turbodiesel da duemila e cinquecento centimetri cubici (2477 per la precisione), e la coppia abbondante (24,5 kgm a 2.000 giri), per muoversi dentro, sì, proprio dentro, l’acqua.

Strada? no, il corso di un torrente
Dopo una settimana, e grazie alle rassicurazioni di Salvo, gentilissimo e simpatico possessore di un bel pick up blu e grigio gemello del nostro ma con cabina singola, lui che in questi posti ci abita tutto l’anno, per fare e rifare quel guado anche senza ridotte, e anche senza quattro ruote motrici: pare impossibile, ma lo attraversiamo andando solo con la trazione posteriore.
Il tempo cambia e torna il sole: mica si può essere sempre fortunati! Ma un tour della Sardegna in piena estate non poteva essere che così: un paio di giornate di pioggia, e il resto sotto un cielo azzurro e termometro tra 30 e 33 gradi. Vorrà dire che invece del fango butteremo sull’L200 un bel po’ di polvere, ci diciamo. Succede a Capo Ceraso, ultimo promontorio granitico della costa orientale. Baie e baiette da raggiungere prima con diversi chilometri di strada sterrata veloce, dove il nostro pick-up sfreccia prima a due ruote motrici (ma che brividi mandare in sovrasterzo cinque metri di “camioncino”!) e poi, più saggiamente, con il 4x4 inserito: voliamo alzando nuvole di polvere rossa, e sembra che questi bestioni siano fatti apposta per simili performances. Per imboccare infine poi qualcosa che chiamare strada è eufemistico, semmai il corso secco di un torrente, con fondo di sabbia e ciotoli, ma anche pietroni grandi quasi come le ruote del Mitsubishi.

Il limite di questo pick-up non è certo nelle possibilità di affrontare percorsi da brivido, semmai nelle dimensioni: la lunghezza costringe a qualche manovra in più quando il sentiero fa un gomito, la larghezza invece può costare qualche rigatura sulla carrozzeria quando si attraversano stradine costeggiate da cespugli. A conti fatti arriviamo alle baie di Capo Ceraso con una certezza in più: non sarà un problema neppure il ritorno, nonostante sarà tutto in salita. E il ritorno conferma che questo L200 non conosce ostacoli: salire su quello stesso sentiero tormentato con le quattro ruote motrici inserite non è necessario, basta la spinta dall’asse posteriore.


Sulla montagna (quasi) soli
C’è il tempo di fermarsi, visto che l’impianto di condizionamento è potente, è studiare le cartine stradali. Ci sarà un percorso su cui inserire per forza il 4x4 e anche le ridotte?
La risposta si chiama Capo Comino, lingua di terra strapiombante sul mare agitato dal vento, un faro abbandonato sull’acqua e lassù, un fortino diroccato, uno dei luoghi spettacolari di quest’isola enorme, ad una manciata di chilometri da Siniscola.
Il pick-up, lavato la sera precedente, fa il suo figurone in riva al mare, ma noi di Infomotori.com, siamo agitati: c’è quel monte da scalare, e poco prima persino una pattuglia della Polstrada ci ha avvisati che la via per raggiungere la sommità di Capo Comino non è esattamente un’autostrada.
Quello che ci voleva. Pronti, via. Dal mare comincia l’ascesa ma… cosa ci fanno quelle auto “normalissime” davanti a noi in processione? Se andranno loro fino a Capo Comino, noi cambiamo itinerario, questo è poco ma sicuro! Quattro chilometri di sterrata e la verità viene a galla: la strada bianca si biforca, a sinistra si va verso la spiaggia (caraibica) di Berchida, a destra si sale al fortino abbandonato. Avete indovinato vero? Bravi, a destra andiamo solo noi. E dopo un centinaio di metri capiamo il perché della nostra beata solitudine. La pendenza aumenta, il fondo è polveroso e sassoso, la strada si restringe sempre di più, a sinistra costeggiamo la montagna, a destra… meglio non guardare. Niente guard rail e strapiombo da film del terrore, con il mare sempre più lontano sotto di noi. Bisogna, sì, finalmente bisogna, inserire le quattro ruote motrici. Ma anche il pick up della Mitsu ora ha bisogno di qualcosa di più: stop e poi dentro le ridotte, per avanzare a cinque all’ora su una pendenza impressionante. Il tutto aggravato dal fondo stradale che si fa sempre più sconnesso, solcato com’è da ferite profonde e dossi improvvisi fatti di grossi massi.

I guadi e le dune, ma con rispetto
Sudiamo un po’ più del solito nonostante il dispaly del climatizzatore avverta che nell’abitacolo ci sono 24 gradi, e ci chiediamo perché non ci sia un cartello, all’inizio di questo girone infernale, che avverta che questa non è una strada da affrontare a cuor leggero. Un clacson proveniente da dietro ci riporta alla realtà: non siamo più soli. Possibile? Sì, perchè quattro moto Solaris a quattro ruote motrici stanno salendo sulla montagna, trovano un varco e ci superano, ma non vanno tanto più veloci di noi. La moto davanti alle altre è guidata da una guida di Orosei, che accompagna turisti in vena di emozioni forti su quei piccoli veicoli a trazione integrale: mentre ci supera fa uno strano cenno. Sembra dire: cavolo, e voi cosa ci fate qui con quel bestione? Facciamo un cenno anche noi, come per dire: bè, non te l’aspettavi vero? Ma da una scintilla iniziale può nascere quasi un’amicizia. Così quando il pick-up e le quattro moto raggiungono il forte, la foto ricordo è d’obbligo (cosa aspettate ad andare a vederla nella nostra “gallery”?).

4x4 figlio di un record
Bastano pochi minuti e facciamo provvista di notizie e “dritte” per il resto del tour. Ci pensa la guida motorizzata di Orosei a indirizzarci: sotto c’è la bella spiaggia di Berchida, si arriva fin quasi all’acqua, basta evitare il posteggio (a pagamento) più a sud, per parcheggiare praticamente sulle dune. Lo facciamo, mettendoci comunque tutta la delicatezza possibile e cercando di non fare gli strafottenti, rischio a cui si può andare incontro guidando un carroarmato che ti porta dove “gli altri non possono”. E poi la natura è natura, e merita rispetto, cosa che cerchiamo di non dimenticare mai durante il nostro tour sardo sul pick up.

Nei giorni successivi capiamo perché l’L200 è arrivato primo nella categoria pick-up e quinto assoluto al Rally Dakar. La stessa tecnologia da competizione è sotto i nostri sedili, così superiamo in souplesse altri guadi, questa volta il fondo è ciottoloso, e affrontiamo la zona del grande canyon di Oliena, con la sensazione che non si romperà mai niente, così come sulle asprezze di Supramonte, con un percorso lungo una strada forestale vietata alla circolazione che però in un certo giorno di agosto e in uno in inverno, viene aperta ad un ristretto gruppo di fuoristradisti.

Infine dentro il verde parco del Gennargentu. Ogni occasione sembra buona per assaggiare del buon pecorino sardo, sorseggiare la birra locale (nome stranissimo: Ichnusa) e testare questo 4x4 che sullo sterrato non ci tradisce mai e sulla grandi superstrade si dimostra veloce (oltre 150 orari la punta massima) e comodo, con consumi tutto sommato contenuti (fuoristrada escluso) tenendo presente che pesa a pieno carico la bellezza di 2.830 chili. Un bel viaggiare, con la soddisfazione di buttare (letteralmente) i bagagli nel cassone: delizia per chi con un mezzo simile ci lavora e per chi lo userà nel tempo libero.

Cassone vuoto: attenzione sull’asfalto
Il Mitsubishi L200 ci mette in crisi solo due volte, e la seconda porta in eredità una piccola morale. La prima su strada asfaltata normalissima: velocità sostenuta (colpa nostra) e curva secca a destra con asfalto in contro pendenza (colpa di chi l’ha disegnata). Senza la strada a “tenerci”, con la sola trazione posteriore e il cassone quel giorno vuoto, il “Mitsu” va via di brutto a sinistra. Il ponte posteriore leggero, la velocità elevata e la curva progettata nel peggiore dei modi, sono stati una miscela pericolosa. In compenso la bella sorpresa sono stati i freni (davanti a dischi ventilati) con ABS a quattro sensori e tre canali: un colpo al pedale e il pick up ha rallentato la sua corsa senza scomporsi ulteriormente e recuperando in pieno la traiettoria impostata con lo sterzo.

Niente da dimostrare
La seconda volta ci ha messo in crisi… un marciapiedi. Di sera, in provincia di Sassari, con la voglia di bere qualcosa di fresco e fare una passeggiata in centro, ma senza uno straccio di posto in cui parcheggiare. Vabbè, sfruttiamo i ruotoni, ci siamo detti, e saliamo sul largo marciapiedi. Due ore dopo, il parabrezza mostrava la sacrosanta multa per sosta in località vietata. Ben ci sta. E la morale? Quella ce la ricorderemo: salire su un marciapiedi per far vedere di cosa è capace un grosso pick up 4x4, può essere più pericoloso di un’arrampicata su Capo Comino.

Boc., 24-08-2005

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